Le figure retoriche indispensabili al Bac de Français 2026: 30 procedimenti stilistici da padroneggiare per lo scritto e l'orale
Le figure che vi tradiscono all'orale
La scena è banale, eppure si ripete ogni anno in centinaia di sale d'esame. Un candidato di prima superiore legge ad alta voce un brano del Horla di Maupassant. La sua dizione è sicura, il tono convincente. L'esaminatrice lo interrompe con delicatezza: « Ha evocato l'inquietudine del narratore. Quale procedimento stilistico rafforza precisamente questa inquietudine nella frase che ha appena letto? »
Il candidato si arresta. Riconosce che nella frase accade qualcosa — il ritmo accelera, le virgole si accumulano, le parole sembrano mordersi l'una con l'altra. Avverte l'effetto. Non possiede il nome. « È… una sorta di insistenza », azzarda. L'esaminatrice prende nota. La parola esatta — accumulazione o asindeto a seconda del contesto preciso — sarebbe bastata a trasformare quella risposta esitante in una dimostrazione d'analisi.
Questo momento, moltiplicato per trenta figure, rappresenta il cuore della prova anticipata di francese. Identificare una figura retorica non basta: occorre ancora nominarla con esattezza, definirla senza confonderla con quella contigua, e soprattutto mostrare in che modo produce un effetto di senso particolare in questo testo preciso, in questo punto preciso. È questa triplice competenza — riconoscimento, denominazione, interpretazione — che la commissione valuta, sia allo scritto sia all'orale.
Le figure retoriche non sono un catalogo da memorizzare meccanicamente. Sono gli strumenti che gli scrittori, da Racine fino a Modiano, hanno scelto per densificare la loro prosa o il loro verso, per creare senso là dove un enunciato neutro produrrebbe soltanto informazione. Comprendere una figura significa comprendere una decisione di scrittura. Significa entrare nell'atelier dell'autore.
Questo dossier raccoglie le trenta figure fondamentali per il 2026, raggruppate in cinque famiglie coerenti, ciascuna illustrata da un esempio tratto dalla letteratura francese, accompagnato da una breve analisi retorica. Un metodo in quattro fasi, una sezione sulle confusioni frequenti e una tabella riepilogativa completano l'insieme.
Gruppo A — Figure di analogia
Queste figure stabiliscono un rapporto di somiglianza tra due realtà, avvicinando ciò che è distinto per rivelare ciò che l'osservazione diretta non vedrebbe.
1. La comparazione
Definizione. Messa in relazione esplicita di due termini (il comparato e il comparante) mediante uno strumento grammaticale di comparazione: come, tale, così come, simile a, somigliare a. I due termini rimangono distinti; la somiglianza è enunciata, non fusa.
Esempio. In L'Éducation sentimentale (L'Educazione sentimentale), Flaubert descrive Madame Arnoux alla sua prima apparizione: « Fu come un'apparizione. » La brevità della frase, la semplicità del termine apparizione, fanno della comparazione un evento di linguaggio altrettanto improvviso quanto il choc visivo che trascrive.
Effetto retorico. La comparazione mantiene una distanza analitica tra i due universi messi a confronto. Invita il lettore a misurare il divario, a riflettere sulla somiglianza piuttosto che ad accettarla immediatamente.
2. La metafora
Definizione. Comparazione priva di strumento grammaticale di comparazione. Il comparante si sostituisce al comparato o vi si sovrappone, creando un'identificazione immediata. La metafora può essere filata quando si sviluppa su più frasi o strofe.
Esempio. Baudelaire, in Spleen et Idéal (Spleen e Ideale), dispiega una metafora filata dell'albatro per figurare la condizione del poeta: l'uccello maestoso in volo diventa ridicolo sul ponte della nave, come il genio poetico rimane incompreso nella società borghese. La metafora organizza qui l'intera struttura del poema.
Effetto retorico. La metafora crea una fusione semantica che colpisce più direttamente della comparazione. Impone una visione, inducendo il lettore ad accettare un'equivalenza che la logica ordinaria rifiuterebbe.
3. La personificazione
Definizione. Attribuzione di caratteristiche umane — sentimenti, parole, azioni volontarie — a un essere non umano (animale, oggetto, astrazione, fenomeno naturale).
Esempio. In Le Lac (Il Lago), Lamartine apostrofa i flutti del lago chiedendo loro di conservare la memoria della notte trascorsa con Elvire. La natura diventa così depositaria della memoria affettiva, sostituendo al ricordo umano una persistenza cosmica.
Effetto retorico. La personificazione proietta sul mondo esteriore uno stato interiore. Trasforma il paesaggio in interlocutore, rendendo visibile la soggettività del locutore o del narratore.
4. L'allegoria
Definizione. Rappresentazione concreta e figurata di un'idea astratta. L'allegoria è una personificazione estesa e sistematica: un'entità astratta prende corpo, agisce, parla, in un racconto o una descrizione coerente.
Esempio. In La Fontaine (La Fontaine), numerose favole costruiscono allegorie morali: il Leone rappresenta la potenza regia, la Volpe l'astuzia e l'opportunismo cortigiano. Il loro confronto ne Le Lion et le Renard (Il Leone e la Volpe) traduce allegoricamente i rapporti di forza tra nobiltà e borghesia.
Effetto retorico. L'allegoria permette di trattare un argomento politicamente o moralmente delicato sotto copertura della finzione. Produce un doppio livello di lettura: il racconto manifesto e la significazione latente.
5. La prosopopea
Definizione. Figura mediante la quale un essere assente, morto, immaginario o inanimato prende la parola e si esprime in prima persona. Si differenzia dalla semplice personificazione in quanto implica un discorso diretto attribuito a tale essere.
Esempio. Nelle Contemplations (Le Contemplazioni), Hugo fa parlare sua figlia Léopoldine, morta annegata. La prosopopea permette alla voce perduta di attraversare il lutto e di rivolgersi a chi rimane, rovesciando la direzione ordinaria della parola poetica.
Effetto retorico. La prosopopea crea una potente carica emotiva dando voce all'assenza. Provoca un effetto di presenza paradossale che intensifica il sentimento di perdita o di ideale.
6. La catacresi
Definizione. Metafora lessicalizzata, integrata nell'uso comune al punto da non essere più percepita come figura. Quando si dice «il piede di un tavolo», «l'ala di un edificio» o «un dente di sega», si impiega una catacresi: il termine preso in prestito dal corpo umano o animale serve a designare una parte di un oggetto.
Esempio. In Flaubert, la coscienza stilistica si manifesta talvolta nella scelta di riattivare catacresi morte, restituendo loro la forza analogica originaria. Analogamente, Ponge, in Le Parti pris des choses (Il Partito preso delle cose), lavora sistematicamente la catacresi dispiegandola: il «collo» di una bottiglia ridiventa un collo organico sotto la sua penna.
Effetto retorico. La catacresi rivela la dimensione metaforica sepolta nel linguaggio ordinario. Individuarla in un testo letterario segnala spesso la volontà di riattivare la lingua, di farla sentire di nuovo.
Gruppo B — Figure di opposizione
Queste figure traggono la loro forza da un rapporto di contrasto, di tensione o di contraddizione tra due termini o due realtà messe a confronto.
7. L'antitesi
Definizione. Opposizione di due termini, idee o immagini di senso contrario, collocati in uno stesso movimento sintattico o in due membri paralleli. I due termini rimangono distinti, senza confondersi.
Esempio. Hugo è il maestro dell'antitesi. Nei Misérables (I Miserabili), l'opposizione tra Javert e Jean Valjean struttura l'intero romanzo: legge contro grazia, lettera contro spirito, ordine sociale contro giustizia morale. Sul piano stilistico, in Hernani, la replica «Je suis une force qui va» («Sono una forza che cammina») si articola su antitesi tra potenza ed erranza.
Effetto retorico. L'antitesi drammatizza un conflitto, che sia morale, politico o sentimentale. Impone al lettore una visione binaria che obbliga a prendere posizione.
8. L'ossimoro
Definizione. Accostamento in un solo sintagma di due termini di senso contraddittorio, creando una formula paradossale e incisiva. L'ossimoro fonde ciò che l'antitesi mantiene separato.
Esempio. Corneille, in Le Cid (Il Cid), usa il celebre ossimoro: «Cette obscure clarté qui tombe des étoiles» («Quell'oscura chiarezza che cade dalle stelle») — la luce notturna, insufficiente ma reale, traduce insieme la confusione della battaglia e l'ambivalenza dei sentimenti di un guerriero dilaniato tra onore e amore.
Effetto retorico. L'ossimoro condensa una contraddizione in una formula memorabile. Segnala che la realtà descritta resiste alle categorie semplici, che è paradossale per natura.
9. L'antìfrasi (o ironia)
Definizione. Enunciato in cui una parola o un'espressione assume il senso opposto al proprio valore letterale. L'antìfrasi è il meccanismo fondamentale dell'ironia: si dice il contrario di ciò che si pensa, contando sul lettore perché riconosca il divario.
Esempio. Voltaire, in Candide, descrive il massacro di Lisbona dopo il terremoto con una falsa neutralità benevola. L'avverbio «agréablement» («piacevolmente») applicato a scene di orrore costituisce un'antìfrasi che il lettore decodifica immediatamente, e tale decodifica produce l'effetto satirico.
Effetto retorico. L'antìfrasi coinvolge il lettore in una complicità critica. Presuppone una connivenza intellettuale, una capacità di leggere tra le righe, il che ne fa uno strumento privilegiato della satira e del pamphlet.
10. Il paradosso
Definizione. Affermazione che sembra contraddire il senso comune o la logica ordinaria, ma rivela, sotto l'apparente contraddizione, una verità più profonda o più complessa.
Esempio. Sartre, in Huis Clos (A porte chiuse), formula il celebre paradosso: «L'enfer, c'est les Autres» («L'inferno sono gli Altri»). Preso alla lettera, l'enunciato scandalizza. Compreso filosoficamente, designa il modo in cui lo sguardo altrui ci fissa in un'identità che non controlliamo più.
Effetto retorico. Il paradosso provoca un arresto del pensiero. Costringe il lettore a rimettere in discussione i propri presupposti e a rielaborare la propria comprensione della realtà descritta.
11. Il chiasmo
Definizione. Figura di costruzione simmetrica in cui due gruppi di parole sono disposti in ordine inverso secondo lo schema A-B / B-A. Il chiasmo è un'incrocio (dal greco chi, la lettera X).
Esempio. Racine, in Phèdre (Fedra), costruisce numerosi chiasmi che traducono l'imprigionamento della passione: «Je ne suis que langueur et que souffrance / Et ce n'est que souffrance et que langueur» («Non sono che languore e sofferenza / E non è che sofferenza e languore») — parafrasi della struttura invertita caratteristica della sua versificazione. Il ritorno invertito dei termini mima la circolarità ossessiva della passione.
Effetto retorico. Il chiasmo crea una struttura a specchio che produce un senso di equilibrio o, al contrario, di chiusura. Mette in evidenza una reciprocità o un'inversione paradossale.
12. La litote
Definizione. Attenuazione dell'espressione mediante la quale si dice meno per significare di più. La litote afferma qualcosa di forte mediante una formulazione minimizzata o negativa.
Esempio. In Le Cid di Corneille, Chimène risponde a Rodrigue «Va, je ne te hais point» («Va', non ti odio») — formula rimasta celebre proprio perché la negazione di un odio esprime, nel codice della ritegno classica, un amore traboccante.
Effetto retorico. La litote lascia al destinatario il compito di ricostruire la piena misura del sentimento. Questa delega interpretativa rafforza l'intensità facendola avvertire piuttosto che enunciarla.
Gruppo C — Figure di amplificazione
Queste figure operano per eccesso, accumulazione o sviluppo: amplificano un enunciato per rinforzarne l'impatto sul lettore o sull'ascoltatore.
13. L'iperbole
Definizione. Esagerazione volontaria e manifesta, che ingigantisce una realtà ben al di là delle sue proporzioni reali per produrre un effetto di forza, di grandezza o di ridicolo.
Esempio. Hugo, ne La Légende des siècles (La Leggenda dei secoli), usa l'iperbole epica per figurare i combattimenti mitici: i giganti i cui piedi schiacciano montagne, gli eroi la cui voce fa tremare gli dei. In Zola, l'iperbole naturalista serve a descrivere l'onnipotenza della macchina industriale in Germinal: la miniera è presentata come una bestia divorante dalle dimensioni cosmiche.
Effetto retorico. L'iperbole sospende l'incredulità per imporre un'immagine che colpisce direttamente l'immaginazione. È anche lo strumento della grandezza lirica e della satira per eccesso.
14. La gradazione
Definizione. Serie di termini o espressioni disposti in ordine crescente (climax) o decrescente (anticlimax) di intensità, di forza o di significazione. Contrariamente all'accumulazione, la gradazione implica un movimento orientato.
Esempio. Bossuet, nelle sue Oraisons funèbres (Orazioni funebri), usa gradazioni ascendenti per figurare la morte che si avvicina: ogni termine successivo ravvicina un poco di più l'orizzonte della fine. In un registro diverso, Racine costruisce le ascese della confessione passionale per gradazioni che fanno sentire la resistenza e poi la capitolazione di Fedra.
Effetto retorico. La gradazione produce un effetto di tensione drammatica o lirica. Guida il lettore verso una vetta o un abisso, rendendo inevitabili la caduta o l'apoteosi.
15. L'accumulazione
Definizione. Giustapposizione di un gran numero di termini appartenenti alla stessa categoria grammaticale o semantica, senza che il loro ordine conti quanto nella gradazione. L'effetto è quello di una profusione, di un catalogo.
Esempio. Rabelais, in Gargantua, stende elenchi proliferanti di vivande, giochi, materie scolastiche: l'accumulazione traduce qui una propensione enciclopedica e rabelaisiana per il mondo, una visione carnevalesca in cui l'abbondanza stessa è senso. In Madame Bovary, Flaubert accumula i dettagli del ballo della Vaubyessard per restituire la saturazione sensoriale di Emma.
Effetto retorico. L'accumulazione può significare ricchezza o eccesso, disordine o pienezza. La sua interpretazione dipende sempre dal contesto: ciò che è festa in Rabelais diventa soffocamento in Flaubert.
16. L'anafora
Definizione. Ripetizione di una stessa parola o gruppo di parole all'inizio di frasi, versi o proposizioni successive. L'anafora scandisce il discorso e gli conferisce una forza incantatoria.
Esempio. Aragon, ne La Rose et le Réséda (La Rosa e il Reseda), ripete l'anafora «Celui qui» («Colui che») per stilare l'elenco dei combattenti della Resistenza, indifferenti alle loro credenze religiose o politiche. La ripetizione crea una litania fraterna, un catalogo dei morti che si accumula in forza di evocazione.
Effetto retorico. L'anafora impone un ritmo, un'insistenza. Trasforma il discorso in preghiera, in incantazione, in proclamazione. È lo strumento privilegiato dell'eloquenza politica e della poesia engagée.
17. L'epifora
Definizione. Ripetizione di una stessa parola o gruppo di parole alla fine di frasi, versi o proposizioni successive. Simmetrica dell'anafora, crea un effetto di conclusione, di enfasi finale.
Esempio. In certi poemi di Verlaine, il ritorno di uno stesso suono o di uno stesso sintagma in clausola di verso produce un effetto di ritornello malinconico: la parola finale torna come un rintocco o un ritornello, rinchiudendo il poema nella propria risonanza.
Effetto retorico. L'epifora insiste sulla conclusione, su ciò che rimane dopo il movimento della frase. È spesso più discreta dell'anafora, ma la sua ripetizione finale lascia un'impronta sonora e semantica duratura.
18. La perifrasi
Definizione. Designazione indiretta di un essere o di una cosa mediante un gruppo di parole che ne descrive una proprietà essenziale, invece di impiegare il termine diretto.
Esempio. Apollinaire, in Alcools (Alcoli), usa perifrasi per designare realtà il cui nome esatto spezzerebbe il tessuto poetico. La luna non è nominata ma designata dai suoi attributi di bianchezza e di viaggio notturno. In una tradizione più classica, Racine nomina talvolta gli dei o i mostri per perifrasi per rinforzarne la maestà o il terrore.
Effetto retorico. La perifrasi ritarda l'identificazione del suo referente, creando un effetto di attesa o di solennità. Mette in valore una qualità specifica a scapito del nome, il che dice molto su ciò che l'autore vuole sottolineare.
Gruppo D — Figure di costruzione
Queste figure giocano sulla struttura sintattica stessa: creano o spezzano simmetrie, aggiungono o sopprimono elementi attesi, perturbando lo schema ordinario della frase.
19. L'ellissi
Definizione. Soppressione di uno o più elementi grammaticalmente attesi in una frase, senza che la comprensione ne sia fondamentalmente alterata. L'ellissi accelera il ritmo, densifica il senso.
Esempio. Camus, in L'Étranger (Lo Straniero), costruisce lo stile di Meursault per accumulazione di ellissi: le congiunzioni subordinanti, le sfumature causali, le articolazioni logiche sono sistematicamente soppresse. «Aujourd'hui, maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sais pas.» («Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so.») L'assenza di qualsiasi reazione emotiva esplicita è portata dalla sintassi stessa.
Effetto retorico. L'ellissi produce un effetto di secchezza, di rapidità o di ritegno. Obbliga il lettore a colmare i vuoti, a leggere l'implicito, il che lo coinvolge attivamente nella costruzione del senso.
20. L'asindeto
Definizione. Soppressione delle congiunzioni coordinative tra termini o proposizioni normalmente collegati. Gli elementi sono giustapposti senza legame grammaticale esplicito.
Esempio. In Germinal, Zola descrive talvolta i gesti dei minatori per asindeto: le azioni si concatenano senza congiunzione, creando un ritmo spezzato, meccanico, che mima la cadenza estenuante del lavoro in miniera. La grammatica stessa diventa realista.
Effetto retorico. L'asindeto crea un effetto di rapidità, di accumulazione secca o di violenza. Può anche figurare la dissociazione, l'assenza di legame logico in un mondo disarticolato.
21. La polisindeto
Definizione. Ripetizione eccessiva delle congiunzioni coordinative (soprattutto e) là dove l'uso ordinario le sopprimerebbe. Procedimento inverso dell'asindeto.
Esempio. Flaubert, in certi passi di Salammbô, usa la polisindeto per figurare l'enumerazione rituale o l'accumulazione inesorabile degli elementi di un paesaggio o di un rito. La ripetizione di et («e») crea un effetto di salmodia, di litania, o di schiacciamento progressivo.
Effetto retorico. La polisindeto rallenta il ritmo, crea un effetto di pesantezza o di insistenza cerimoniale. Può anche significare l'inesauribile, il traboccare, la lista che non finisce.
22. L'ipallage
Definizione. Attribuzione di un aggettivo o di un qualificativo a un termine cui non si riferisce logicamente, ma di cui designa una qualità che appartiene in realtà a un altro termine della frase.
Esempio. Virgilio in latino offre l'esempio canonico («ibant obscuri sola sub nocte» — camminavano oscuri sotto la notte solitaria): obscuri (oscuri) qualifica i viaggiatori, sola (solitaria) qualifica la notte, ma le qualità sembrano intercambiate. In francese, Baudelaire usa talvolta questo spostamento aggettivale per far sentire che il fuori e il dentro si contaminano reciprocamente.
Effetto retorico. L'ipallage sfuma il confine tra soggetto e ambiente, tra il vissuto interiore e la realtà esteriore. Produce un senso di osmosi o di confusione dei sensi.
23. Lo zeugma
Definizione. Costruzione sintattica in cui un solo termine (verbo, aggettivo) è messo in relazione con complementi di natura eterogenea, creando un effetto di sorpresa o di sfasamento semantico.
Esempio. Prévert, nei suoi poemi, usa volentieri lo zeugma per produrre effetti di umorismo o di tenerezza: un verbo ordinario può reggere insieme un oggetto concreto e un sentimento astratto. Stendhal, a sua volta, costruisce talvolta zeugmi che rivelano l'assurdità delle convenzioni mondane, mettendo sullo stesso piano oggetti e valori che la gerarchia sociale finge di non confondere.
Effetto retorico. Lo zeugma crea uno sfasamento comico o poetico trattando sullo stesso piano realtà di natura diversa. Denuncia implicitamente le false equivalenze o celebra gli accostamenti inattesi.
24. L'anacoluto
Definizione. Rottura di costruzione sintattica all'interno di una frase: il locutore si impegna in una struttura grammaticale e non la porta a termine, ripartendo su una nuova costruzione. Non è una colpa di stile in un testo letterario: è un effetto voluto.
Esempio. Proust, in À la recherche du temps perdu (Alla ricerca del tempo perduto), usa l'anacoluto per mimare il pensiero che si riprende, si piega, riparte in una nuova direzione, riproducendo il movimento esitante della coscienza. La frase proustiana non è una linea retta ma una spirale che si corregge.
Effetto retorico. L'anacoluto mima il flusso della coscienza, la parola esitante, l'improvvisazione del pensiero. In un testo curato, segnala un momento di rottura o di intensità emotiva.
Gruppo E — Figure di sonorità e di sostituzione
Queste figure lavorano il significante sonoro o sostituiscono un termine a un altro per contiguità, appartenenza o attenuazione.
25. L'allitterazione
Definizione. Ripetizione di uno stesso fonema consonantico (o di un gruppo consonantico) in parole ravvicinate, producendo un effetto sonoro percettibile.
Esempio. Racine, in Andromaque (Andromaca), conferisce a Hermione un verso di una violenza sonora impressionante, in cui le sibilanti e le dentali si scontrano, mimando la gelosia che consuma il personaggio. Il verso spesso citato per le sue allitterazioni in Racine è «Pour qui sont ces serpents qui sifflent sur vos têtes» (Andromaque, V, 5): la ripetizione del suono [s] crea un effetto di sibilo propriamente ofidio.
Effetto retorico. L'allitterazione produce un effetto di coesione sonora, di densità musicale. Può mimare un rumore, rinforzare un'emozione o semplicemente creare una bellezza formale che trattiene l'attenzione del lettore.
26. L'assonanza
Definizione. Ripetizione di uno stesso fonema vocalico in parole ravvicinate. Si differenzia dall'allitterazione in quanto riguarda le vocali piuttosto che le consonanti.
Esempio. Verlaine è il poeta dell'assonanza per eccellenza. In Chanson d'automne (Canzone d'autunno), poema dei Poèmes saturniens (Poemi saturnini), i suoni [ɑ̃] e [ɔ̃] si ripetono nelle rime e all'interno dei versi, creando un tessuto sonoro malinconico che sorregge l'elegia quanto le immagini. L'assonanza fa del linguaggio una musica prima ancora che un discorso.
Effetto retorico. L'assonanza avvolge il lettore in un'atmosfera sonora. Crea un'impressione di profondità, di risonanza emotiva, spesso legata alla nostalgia o alla fantasticheria.
27. La paronomasia
Definizione. Accostamento di parole le cui sonorità sono molto vicine ma i cui sensi differiscono. La paronomasia gioca sulla quasi-omofonia per creare un effetto di sorpresa, di umorismo o di densità semantica.
Esempio. Nella tradizione poetica francese, formule come «qui perd gagne» («chi perde vince») o i giochi di parole di Diderot ne Le Neveu de Rameau (Il Nipote di Rameau) sfruttano la paronomasia per far risuonare un doppio significato in termini foneticamente vicini. Aragon usa la paronomasia per collegare parole il cui accostamento sonoro rivela una parentela semantica insospettata.
Effetto retorico. La paronomasia attira l'attenzione sul significante, ricordando che le parole hanno una materia sonora indipendente dal loro senso. Può produrre un effetto comico, ma anche una densità poetica propria del surrealismo.
28. La metonimia
Definizione. Sostituzione di un termine a un altro sulla base di una relazione di contiguità reale: la causa per l'effetto, il contenente per il contenuto, il luogo di produzione per l'oggetto prodotto, lo strumento per l'agente.
Esempio. Zola, in Nana, denomina il mondo del teatro attraverso i suoi elementi più concreti: le «planches» (le tavole del palco), i «coulisses» (le quinte), i «loges» (i palchi) designano per metonimia la totalità di un universo sociale. In L'Assommoir (L'Ammazzatoio), «le zinc» (il bancone) designa il bancone del cabaret, poi per estensione il cabaret stesso e tutto ciò che rappresenta come spazio di perdizione.
Effetto retorico. La metonimia ancora il discorso nel concreto, nel dettaglio sensoriale. Rivela lo sguardo di un osservatore attento al particolare piuttosto che alle categorie generali.
29. La sineddoche
Definizione. Caso particolare della metonimia fondato su una relazione di inclusione: la parte per il tutto (pars pro toto), il tutto per la parte, la specie per il genere o inversamente.
Esempio. Hugo, ne Les Châtiments (I Castighi), designa i soldati nemici attraverso il loro equipaggiamento o una parte del loro corpo — la sineddoche del ferro per la spada o l'esercito, del braccio per il guerriero. Questa figura condensa la violenza in un elemento sineddochico che colpisce più direttamente di una designazione generale.
Effetto retorico. La sineddoche opera una focalizzazione: sceglie una parte che dice tutto del tutto, o un tutto che oscura la parte. Questa scelta rivela una gerarchia nella percezione dell'autore.
30. L'eufemismo
Definizione. Attenuazione di una realtà difficile, dolorosa o scioccante mediante la scelta di una formulazione addolcita. L'eufemismo evita il termine diretto che rischierebbe di ferire o di urtare.
Esempio. Maupassant, nei suoi racconti, usa frequentemente l'eufemismo per parlare della morte, della sessualità o della povertà, conformemente alle convenzioni della società borghese che osserva e critica. Ma l'eufemismo può anche essere fonte di ironia: quando Voltaire fa morire personaggi di Candide in poche parole anodine, l'attenuazione lessicale crea un contrasto comico e amaro con la violenza della realtà descritta.
Effetto retorico. L'eufemismo può segnalare un pudore autentico o un'ipocrisia sociale. In un testo letterario, è raramente neutro: la sua presenza rivela ciò che la società o il personaggio si rifiuta di nominare direttamente.
Metodo in 4 fasi: analizzare una figura retorica allo scritto e all'orale
Identificare una figura retorica in un commentario o all'orale non si riduce ad appiccicare un'etichetta su un passo. La commissione si attende un'analisi in quattro tempi, applicabile a qualsiasi figura.
Fase 1 — Individuare
Leggere attentamente il passo, portando un'attenzione simultanea al piano del senso e al piano della forma. Porsi la domanda: vi è, in questa formulazione, qualcosa che resiste a una parafrasi neutra? Una parola che sembra in eccesso, o in difetto? Un accostamento insolito? Uno scarto rispetto all'uso ordinario?
Questo primo tempo è un tempo di sensibilità, non ancora di analisi. Si affina con la pratica dei testi e la familiarità con gli autori del programma.
Fase 2 — Nominare con precisione
Una volta individuata la figura, nominarla usando il termine tecnico esatto. Evitare le approssimazioni: «una sorta di metafora» o «qualcosa che assomiglia a un'anafora» segnalano un'esitazione che la commissione sanziona. Se due nomi sembrano pertinenti (comparazione o metafora? metonimia o sineddoche?), scegliere il più preciso giustificando brevemente la scelta.
È accettabile nominare due figure complementari presenti nello stesso passo: «Si rileva qui una gradazione raddoppiata da un'anafora che…»
Fase 3 — Definire sommariamente
In una frase, richiamare la definizione della figura applicandola al passo preciso. Non la definizione astratta del manuale, ma la definizione incarnata nel testo: «L'autore stabilisce una comparazione esplicita tra X e Y attraverso il termine come». Questa fase ancora l'analisi nel testo e mostra che il candidato non recita una scheda ma legge.
Fase 4 — Interpretare l'effetto di senso
È la fase decisiva. Qual è la funzione di questa figura in questo testo, in questo punto? Quale sentimento, quale idea, quale visione del mondo contribuisce a costruire? In che misura rafforza il movimento del testo, il progetto dell'autore, il registro dominante?
Questa fase deve essere collegata alla tesi o all'asse di analisi in cui si inscrive. Una figura analizzata nell'astratto, senza legame con l'interpretazione d'insieme, non apporta nulla alla dimostrazione.
Errori frequenti e confusioni da evitare
La padronanza delle figure retoriche si costruisce anche attraverso la consapevolezza delle confusioni correnti. Ecco le principali.
Metafora e comparazione
La confusione più diffusa. La distinzione risiede in un criterio formale semplice: la presenza o l'assenza di uno strumento grammaticale di comparazione. Con come, tale, simile a: comparazione. Senza strumento esplicito: metafora. Attenzione però — la presenza di come non implica sempre una comparazione (corre come se avesse il diavolo alle calcagna può essere una comparazione o una locuzione fissa a seconda dell'uso).
Metonimia e sineddoche
La sineddoche è un tipo di metonimia (e non una figura separata di pari livello). La sineddoche si fonda su una relazione di inclusione parte/tutto; la metonimia su qualsiasi relazione di contiguità (causa/effetto, contenente/contenuto, produttore/prodotto). Ogni sineddoche è una metonimia; non ogni metonimia è una sineddoche.
Anafora ed epifora
L'anafora ripete un termine all'inizio del membro, l'epifora alla fine. Se la ripetizione è insieme iniziale e finale (anadiplosi, epanalessi), si applicano altri termini. L'importante è precisare la posizione della ripetizione.
Iperbole e gradazione
L'iperbole è un'esagerazione puntuale. La gradazione è una progressione orientata su più termini. Una gradazione può culminare in iperbole, ma le due figure non sono intercambiabili.
Catacresi e metafora
La catacresi è una metafora lessicalizzata, entrata nell'uso ordinario. La metafora è una figura viva, percepita come tale dal lettore. Se il contesto riattiva una catacresi giocando sul suo senso originario, essa ridiventa una metafora attiva — ma l'autore deve chiaramente invitare questa rilettura.
Ipallage e zeugma
L'ipallage sposta un aggettivo da un termine a un altro all'interno di uno stesso sintagma nominale. Lo zeugma applica un verbo (o un aggettivo) a complementi semanticamente eterogenei. In entrambi i casi, l'eterogeneità è al cuore della figura, ma la struttura sintattica differisce.
Asindeto ed ellissi
L'asindeto sopprime le congiunzioni. L'ellissi sopprime elementi grammaticali di qualsiasi natura (soggetto, verbo, complemento). Una frase può combinare entrambi, ma sono due meccanismi distinti.
Tabella riepilogativa delle 30 figure retoriche
| Nome | Famiglia | Definizione in una riga |
| Comparazione | Analogia | Messa in relazione esplicita di due termini mediante uno strumento grammaticale (come, tale…) |
| Metafora | Analogia | Identificazione implicita di due termini senza strumento grammaticale di comparazione |
| Personificazione | Analogia | Attribuzione di tratti umani a un essere non umano |
| Allegoria | Analogia | Rappresentazione concreta e narrativa di un'idea astratta |
| Prosopopea | Analogia | Parola data a un essere assente, morto o inanimato |
| Catacresi | Analogia | Metafora lessicalizzata integrata nell'uso corrente |
| Antitesi | Opposizione | Opposizione di due termini contrari in una struttura parallela |
| Ossimoro | Opposizione | Fusione in un sintagma di due termini contraddittori |
| Antìfrasi | Opposizione | Uso di un'espressione nel senso contrario (ironia) |
| Paradosso | Opposizione | Affermazione che contraddice il senso comune per rivelare una verità più profonda |
| Chiasmo | Opposizione | Disposizione incrociata di due gruppi di parole in ordine inverso (A-B / B-A) |
| Litote | Opposizione | Dire meno per significare di più, spesso mediante formulazione negativa |
| Iperbole | Amplificazione | Esagerazione manifesta di una realtà per produrre un effetto di intensità |
| Gradazione | Amplificazione | Serie di termini in progressione crescente o decrescente di intensità |
| Accumulazione | Amplificazione | Giustapposizione di numerosi termini della stessa categoria senza ordine di progressione |
| Anafora | Amplificazione | Ripetizione di un termine o gruppo di parole all'inizio di frasi o versi successivi |
| Epifora | Amplificazione | Ripetizione di un termine o gruppo di parole alla fine di frasi o versi successivi |
| Perifrasi | Amplificazione | Designazione indiretta di un referente attraverso le sue qualità piuttosto che il suo nome |
| Ellissi | Costruzione | Soppressione di un elemento grammaticalmente atteso per densificare il ritmo |
| Asindeto | Costruzione | Soppressione delle congiunzioni tra termini o proposizioni |
| Polisindeto | Costruzione | Ripetizione eccessiva delle congiunzioni coordinative |
| Ipallage | Costruzione | Spostamento di un aggettivo verso un termine cui non si riferisce logicamente |
| Zeugma | Costruzione | Un solo termine sintattico messo in relazione con complementi eterogenei |
| Anacoluto | Costruzione | Rottura di costruzione sintattica in corso di frase |
| Allitterazione | Sonorità/Sostituzione | Ripetizione di consonanti identiche in parole ravvicinate |
| Assonanza | Sonorità/Sostituzione | Ripetizione di vocali identiche in parole ravvicinate |
| Paronomasia | Sonorità/Sostituzione | Accostamento di parole dalle sonorità vicine ma dai sensi diversi |
| Metonimia | Sonorità/Sostituzione | Designazione di un referente mediante un termine contiguo (contenente per contenuto, ecc.) |
| Sineddoche | Sonorità/Sostituzione | Designazione del tutto attraverso la parte o della parte attraverso il tutto |
| Eufemismo | Sonorità/Sostituzione | Attenuazione lessicale di una realtà scioccante o dolorosa |
Da ricordare: cinque riflessi per l'esame
- Nominare con precisione. Un'identificazione approssimativa non vale un'identificazione. Se due figure sembrano in concorrenza, giustificate la vostra scelta con un criterio formale e non con un'impressione.
- Ancorare nel testo. Ogni analisi di figura deve citare il passo esatto (virgolette, numero di riga o di verso). La figura esiste solo nel testo, non nel vostro commentario.
- Interpretare, non descrivere. Dire che vi è una gradazione ascendente non è analizzare. Dire in che modo questa gradazione ascendente costruisce il senso dell'inesorabile in questo personaggio preciso — questo è analizzare.
- Distinguere effetto locale ed effetto d'insieme. Un'allitterazione in un verso isolato può essere un dettaglio formale. La stessa allitterazione ripetuta su dieci versi rivela una scelta di scrittura che l'interpretazione deve articolare al progetto del testo.
- Lavorare sulle confusioni prima dell'esame. Preparate una scheda di distinzione per ogni coppia problematica: metafora/comparazione, metonimia/sineddoche, iperbole/gradazione. Queste coppie torneranno sia allo scritto sia all'orale.